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| Home Ufologia | UN REPORTAGE SVELA INEDITI RETROSCENA SUL PREMIO NOBEL Anche Marconi credeva negli alieni!
MESSAGGI EXTRATERRESTRI La voce che Marconi credesse negli alieni circolò per poco tempo, in Italia; ne aveva parlato, con una brevissima battuta, il giornalista Pietro Cimatti in un articolo apparso sulla "Settimana Incom" l'1 maggio 1966; ma che non si trattasse solo di una voce ce lo conferma, citazioni e fonti alla mano, proprio La Stella. E questo spiega perchè nel '33 Mussolini, fra tanti scienziati, abbia deciso di mettere proprio il fisico a capo del Gabinetto RS/33 al posto di un astronomo, come suggerito dallo stesso Marconi, o di un ingegnere aeronautico. Ma vediamo cosa ci dice questo introvabile libro, da noi recuperato in una bancarella d'antiquariato di Milano: "Riguardo alla possibilità di comunicare per mezzo della radio con altri pianeti, il pubblico ricorda che notizie del genere, scheletriche come contenuto, pieni di punti interrogativi più che di affermazioni, ritornano di quando in quando a fare la loro comparsa sulle colonne dei quotidiani. Forse la pi sensazionale è quella del 1920, quando un giornale inglese, il 'Daily Mail' del 26 gennaio, dopo avere narrato che da parecchio tempo gli operatori della telegrafia senza fili registrano di giorno e di notte strane interruzioni dei loro segnali, che sembrano inviate da grandissima distanza, intervista sul fatto Marconi, il quale dichiara: 'Noi riceviamo occasionalmente dei segnali che potrebbero venire da un punto situato fuori del globo terrestre. Abbiamo osservato che questi segnali formano delle lettere, di cui alcune, e particolarmente tre punti della lettera S, vengono ripetute con maggiore frequenza delle altri; ma in nessun caso questa riunione di lettere permette di formare un messaggio intelligibile. Questi segnali non solo sono stati registrati simultaneamente a Londra e a New York (qui Marconi parla dati alla mano, facendo continuamente la spola fra queste città. N.d.A.) e in queste due città la loro intensità era identica, ciò che sembra indicare che essi emanino da un punto oltremodo lontano, in confronto del quale i cinquemila km che separano Londra da New York sono una piccola distanza". "Dopo pochi giorni", aggiunge La Stella, "Marconi è nuovamente intervistato giacchè diversi scienziati hanno mosso delle obiezioni alle sue dichiarazioni. Non solo il Mago riafferma la possibilità che le onde radiotelegrafiche possano superare gli spazi interplanetari, ma precisa che gli esperimenti pratici sinora eseguiti possono far credere che tutto il problema si colleghi unicamente nella maggiore o minore lunghezza delle onde". Le convinzioni di Marconi, che da queste dichiarazioni sembra essere addirittura coinvolto negli esperimenti, si dovettero rafforzare presumibilmente quattro anni dopo, quando accadde l'episodio che stiamo per raccontare.
CAPTATO UN VOLTO All'epoca gli alieni erano i marziani; così almeno si credeva. Dunque per ventiquattr'ore, dalle 22.50 del 21 agosto 1924, quando Marte si era venuto a trovare in prossimità della Terra, per ordine del governo statunitense tutte le radiotrasmittenti americane avevano taciuto permettendo così ad un inventore a nome Francis Jenkins di mettere in funzione un apparecchio destinato a captare presunti "programmi televisivi dei marziani". Nonostante l'improbabilità dell'esperimento, Jenkins e gli altri studiosi coinvolti captarono una successione indecifrabile di punti e linee, ma anche una serie di segni che, curiosamente, ricordavano dei profili vagamente umani (uno, in particolare, venne intercettato dal radioamatore David Todd). Le attuali conoscenze ci inducono certo a sorridere di un tentativo condotto con mezzi così poco sofisticati, oggi rifiutato dalla scienza ufficiale. Ma in ogni caso, quale che fosse la reale natura dei radiomessaggi ricevuti, essi contribuirono notevolmente ad aumentare le convinzioni degli astronomi di frontiera, quali Desiderius Papp, che per anni ribadirono pubblicamente che il pianeta rosso poteva essere abitato. Il 15 dicembre 1931, due anni prima di diventare il capo effettivo del Gabinetto RS/33, sempre Marconi ribadiva le proprie convinzione al quotidiano "Evening Standard", ma questa volta con i toni prudenti di chi non voleva più essere attaccato dall'establishment ufficiale (evidentemente non molto dissimile da quello attuale):"Ammesso che le stelle siano abitate da esseri intelligenti, che abbiano una natura simile alla nostra, non vedo perchè non dovremmo comunicare con loro per mezzo delle onde hertziane", riferisce La Stella.Un seme era stato gettato. Due anni dopo, con l'atterraggio lombardo del giugno del '33, di cui si parla nei files fascisti, questa profezia in parte si avverava. Il governo italiano scopriva gli extraterrestri. |
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