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LA TESTIMONIANZA DI KENNET ARNOLD

Ai primi di luglio, Arnold inoltrò un rapporto dettagliato della sua osservazione alla base aerea di Wright Field nell'Ohio, dove aveva sede la Divisione Tecnologie Straniere del Servizio Informazioni Tecniche dell'Aeronautica militare, preceduto da un suo breve profilo biografico. Il documento, declassificato dall'USAF solo negli anni '70, denota l'attenzione dedicata da Arnold anche ai minimi particolari, utile ad una ricostruzione puntuale dell'intera vicenda. "Il racconto che segue, riferito a quanto da me osservato sopra le Cascade Mountains, per quanto impossibile possa apparire, è del tutto vero. Non ho mai chiesto o ricercato la notorietà per essermi trovato involontariamente nel posto giusto al momento giusto per osservare quanto è stato. Ho riferito qualcosa che qualunque altro pilota avrebbe potuto riportare. Non ritengo che il mio avvistamento sia in alcun modo dovuto ad una particolare sensibilità della vista o del giudizio che non possa essere considerata normale per qualsivoglia pilota. Martedì 24 giugno 1947 avevo ultimato il mio lavoro per il Central Air Service di Chehalis, Washington, e alle due circa decollai dall'aeroporto di Chehalis con l'intenzione di recarmi a Yakima.

Il mio volo fu prolungato di un'ora per ricercare un aereo da trasporto della Marina che si riteneva essere caduto vicino o intorno al versante sudovest del Monte Rainier nello Stato di Washington e che a quella data non era ancora stato ritrovato. Ho volato dritto in direzione del Monte Rainier dopo aver raggiunto una quota di circa 9.500 piedi, che è l'altezza approssimativa dell'altopiano dal quale il Monte Rainier si erge. Ho effettuato un giro attorno a questo altopiano verso occidente, cercando tra i vari spuntoni affioranti il velivolo della Marina. Poi ho volato verso ovest al di sotto e vicino alla sommità del canyon dov'é sita Ashford, Washington. Non avendo visto nulla che potesse assomigliare all'aereo scomparso, feci una virata di 300 gradi a destra sopra la cittadina di Mineral, nuovamente diretto verso il Monte Rainier. Salii ad una quota approssimativa di 9.300 piedi.

L'atmosfera era così calma quel giorno che era un vero piacere volare e come molti piloti fanno quando l'atmosfera è calma e stanno volando ad alta quota, posto in assetto il mio aereo in direzione di Yakima, Washington, che era quasi esattamente ad est rispetto la mia posizione, me ne stavo semplicemente seduto a osservare il cielo e il terreno. C'era un DC-4 sulla mia destra approssimativamente distante quindici miglia e, direi, in volo a 14.000 piedi d'altezza. Il cielo e l'aria erano tersi come il cristallo. Non avevo volato più di due o tre minuti da quando mi ero messo in rotta, quando un lampo di luce si riflettè sul mio aereo. Mi allarmai, pensando di essere troppo vicino a qualche altro aereo. Cercai in ogni angolo del cielo senza trovare da dove il riflesso era provenuto finchè guardai sulla mia sinistra, a nord del Monte Rainier, dove vidi una formazione di nove aeroplani dall'aspetto peculiare che volavano da nord a sud ad una quota di circa 9.500 piedi e si spostavano, apparentemente, in una direzione definita di circa 170 gradi. Si stavano avvicinando al Monte Rainier molto velocemente, e pensai semplicemente che fossero aerei a reazione. Comunque, scoprii che era da questi che il riflesso era arrivato, poichè due o tre di essi ogni pochi secondi prendevano quota o cambiavano leggermente la loro rotta, giusto a sufficienza perchè il sole li potesse colpire con un angolo che rifletteva la luce verso il mio aereo.

Essendo questi oggetti piuttosto distanti, per alcuni secondi rimasi incapace di distinguere la loro forma e la loro disposizione. In breve raggiunsero il Monte Rainier, e qui osservai il loro profilo stagliarsi molto distintamente contro la neve. Pensai che era molto singolare che non riuscissi a distinguerne la coda ma supposi trattarsi di qualche tipo di aerei a reazione. Decisi di cronometrare la loro velocità, avendo a disposizione due punti fissi; quel giorno l'aria era tersa e perciò era molto facile distinguere oggetti e determinare approssimativamente la loro forma e dimensione anche a una distanza di cinquanta miglia. Ricordo distintamente che l'orologio di precisione, che è posizionato sul mio pannello degli strumenti, segnava le tre pomeridiane meno un minuto quando il primo oggetto della formazione passò la cima meridionale del Monte Rainier. Osservavo questi oggetti con grande interesse in quanto non avevo mai visto prima aerei volare così vicini alle cime delle montagne. (...) Avrei stimato la loro altezza essere variata di un migliaio di piedi tra una salita e una discesa, ma erano sempre sul mio orizzonte, il che stava ad indicare che erano pressappoco alla mia stessa quota. Volavano come molte volte ho visto fare alle oche, e cioè lungo una linea piuttosto diagonale, tipo catena, come se fossero legati assieme. Sembravano mantenere una precisa direzione ma un poco deviata per scartare le cime delle montagne. La loro velocità sul momento non mi aveva impressionato particolarmente, poichè sò che il nostro esercito e l'aeronautica possiedono aerei molto veloci.

Quello che mi rendeva preoccupato osservandoli lungo la loro rotta riflettere il sole, era il fatto di non riuscire a distinguerne la coda, e sono sicuro che qualunque altro pilota non si sarebbe capacitato per più di un secondo osservando simili aerei. Li osservai molto chiaramente e stimai la distanza tra me e loro tra le venti e le venticinque miglia. Mi rendevo conto che dovevano essere molto grandi per distinguerne la forma a quella distanza, anche in una giornata cos“ limpida come era quel martedi'. Di fatto, li ho comparati con una specie di fermaglio che avevo in tasca, tendendolo verso di loro e poi verso il DC-4 che potevo vedere ad una certa distanza sulla mia sinistra, e questi sembravano più piccoli del DC-4; giudicai la loro apertura pari alla distanza tra il motore più lontano e la fusoliera del DC-4. Più osservavo questi oggetti, più diventavo turbato in quanto ero familiare con la maggior parte degli oggetti che volano sia in prossimità del suolo sia a grandi altezze. Guardavo la catena formata da questi oggetti oltrepassare un'altra cima coperta di neve tra il Monte Rainier e il Monte Adams, e mentre il primo oggetto aveva passato la cresta meridionale di questa cima l'ultimo stava avvicinandosi alla cresta settentrionale della stessa medesima.

Mentre stavo viaggiando in direzione di questa cima, la misurai scoprendo che era ampia circa cinque miglia, così potei facilmente concludere che la catena formata da questi oggetti simili a piatti era almeno lunga cinque miglia. (...) Non appena l'ultimo componente di questa formazione oltrepassò la più alta cresta meridionale del Monte Adams, guardai il mio orologio di bordo il quale indicava che avevano percorso la distanza in un minuto e quarantadue secondi. Anche il quel momento la misurazione non mi aveva turbato in quanto ritenevo che una volta a terra avrei trovato la spiegazione di quanto avevo visto. Alcuni giornalisti ed esperti hanno suggerito che io ho visto delle immagini riflesse o addirittura un miraggio. Ciò è del tutto falso, in quanto non ho solo osservato questi oggetti attraverso il vetro del mio aeroplano, ma una volta disposto il mio aeroplano obliquamente ho aperto il finestrino e li ho osservati con una visuale del tutto libera. (senza occhiali da sole). Anche se due minuti possono sembrare un tempo breve per qualcuno a terra, in volo in due minuti un pilota può osservare una gran quantità di cose (...). Continuai la ricerca dell'aereo della Marina per altri quindici o venti minuti e sebbene fossi impegnato nel rintracciare questo aereo, quanto avevo da poco osservato continuava a impegnare la mia mente. Ero sempre più turbato, così dopo aver dato un'ultima occhiata alla Riserva Tieton mi diressi a Yakima.


Posso aggiungere che, nel complesso, l'osservazione di questi oggetti, che ho potuto ancora seguire per i loro riflessi una volta oltrepassato il Monte Adams, è durata circa due minuti e mezzo, tre minuti. (...)". Dopo aver precisato che la forma degli oggetti appariva rotondo quando, inclinati verso di lui, venivano colpiti dal sole appariva rotonda, mentre assomigliava a una sottile linea nera quando volavano orizzontalmente, Arnold proseguiva. "Questi oggetti mantenevano una quota costante; non parevano salire o scendere come dovrebbe essere stato in caso di razzi o proiettili di artiglieria. Dentro di me sono convinto che erano un qualche tipo di aereo, anche se non trovo corrispondenza con molte caratteristiche degli aerei di tipo convenzionale a me noti".

"COME PIATTI CHE RIMBALZAVANO SULL'ACQUA"

Il 10 dicembre 1946 un aereo da trasporto C-46 della Marina degli Stati Uniti con 32 persone a bordo aveva fatto perdere le sue tracce sul Pacifico nord occidentale. Un premio di 5.000 dollari era stato offerto dai familiari delle vittime a chi avesse ritrovato il relitto. Sei mesi dopo, il 24 giugno 1947, Kenneth Arnold, un imprenditore di Boise, nello stato dell'Idaho, colse l'occasione di un viaggio d'affari ai comandi del proprio aereo nello stato di Washington per impegnare parte del suo tempo alla ricerca del C-46 di cui nessuno aveva più fornito notizie. Raggiunse così la zona del presunto impatto, nel complesso delle Cascade Mountains. Il cielo era terso. Alle tre circa del pomeriggio un lampo illumin˜ il suo aereo. Arnold pensò subito ad un riflesso prodotto da un altro aereo poco distante. Iniziò quindi a scrutare il cielo, e fu così che si accorse della presenza, nei pressi del Monte Rainier, a circa 9.500 piedi di altezza (2.900 metri), di nove velivoli disposti in formazione. Subito pensò ad aerei a reazione in quanto procedevano ad elevata velocità. Colpito proprio da questo particolare, il suo pensiero fu di calcolarne la velocità. Ma mentre stava tenendo d'occhio l'orologio di bordo per valutare il tempo a loro necessario per percorrere la distanza tra il Monte Rainier e il Monte Adams, un dettaglio lo intrigò particolarmente. Gli "aerei" non avevano coda. In realtà assomigliavano a piatti tagliati a metà, mentre uno, più scuro degli altri, assomigliava a una mezza luna.

Quando l'ultimo degli insoliti velivoli passò il Monte Adams, Arnold annotò il tempo trascorso. Pur non essendo ancora in grado di effettuare calcoli, era sempre più convinto che quegli "oggetti" andavano troppo veloci. E malgrado avesse deciso di proseguire le ricerche dell'aereo scomparso, il suo pensiero era sempre più focalizzato da quanto aveva visto. Decise pertanto di rientrare a Yakima dove avrebbe sicuramente trovato altri piloti con cui confrontarsi. Ma le risposte ricevute, intrise di un certo scetticismo, non lo convinsero. Fatto il pieno di carburante, ripartì in direzione di Pendleton, nell'Oregon. Qui arrivato, Arnold si accorse che il suo racconto l'aveva preceduto. Infatti i piloti di Yakima avevano telefonato all'aeroporto di Pendleton riferendo la sua insolita avventura. Carte alla mano, e discutendo con tutti i presenti, Arnold iniziò a calcolare la velocità dei velivoli osservati: 1.700 miglia all'ora. A seguito di alcune considerazioni, il valore venne ridotto, ma non di molto: sicuramente superiore a 1.300 miglia orarie (2.000 km/h). Una velocità impensabile per l'epoca. Convinto pertanto di esser stato testimone di qualcosa di veramente insolito, Arnold si diresse all'ufficio locale dell'FBI. Forse poteva trattarsi di velivoli provenienti dalla Russia e pertanto era suo dovere riferire il fatto. Ma l'ufficio era chiuso. Lasciò un avviso, che tuttavia rimase senza risposta.


A Pendleton, Arnold incontrò una persona che asseriva anche lui di aver visto, qualche giorno prima, dei velivoli simili. Ancor più convinto dell'importanza del suo avvistamento, decise di recarsi al giornale locale. Presso la redazione dell'East Oregonian incontrò due giornalisti, che dapprima scettici si convinsero della sua sincerità. Riferendosi al movimento degli oggetti, Arnold li descrisse "come piatti che rimbalzavano sull'acqua". Un dispaccio dell'Associated Press fu battuto dal reporter Bill Baquette e nel giro di poche ore la storia di Kenneth Arnold fece il giro del mondo. Avvistamenti di "dischi volanti" (flying saucers), come li battezzò subito la stampa, iniziarono a proliferare ovunque. Era nata l'era moderna degli UFO.

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